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Giornata della memoria, storia collettiva e commemorazioni
Pubblicato da Redazione il 27 gennaio 2010
In questi giorni al cinema c’è un film, Avatar, che ci proietta in un universo parallelo fatto di umanoidi, detti Na’vi, facendoci riflettere sul rapporto tra le persone e l’ambiente circostante (fatto di altri esseri viventi, alberi, animali che sono diversi da noi). E’ il tema centrale del nostro tempo dove, grazie alla tecnologia, le distanze sono scomparse e viviamo tutti in un unico agglomerato di etnie, tradizioni, memoria: la grande madre terra. Nella complessità delle relazioni tra i popoli, ciò che conferisce a ciascuno la propria identità è la “memoria collettiva” vale a dire la capacità di elaborare e trasmettere tra le diverse generazioni il patrimonio culturale, le proprie storie, i valori fondanti di una società. L’esigenza di commemorare le esperienze dei nostri simili consente la riflessione sui fatti della storia e la trasmissione dei medesimi alle generazioni future. Il 27 gennaio si celebra la Giornata della memoria in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico, dei deportati militari e dei prigionieri politici italiani nei campi nazisti e simboleggia l’inizio della fine delle sofferenze per tutti i perseguitati: ebrei, omosessuali, zingari, rom. Nelle società complesse come la nostra, percorse da forti conflittualità politiche e culturali, è essenziale riconoscere il legame con le vittime del nostro passato collettivo dal quale far emergere nomi concreti, storie vissute, testimonianze reali. Ciascun territorio può raccontare e riconoscersi nella narrazione delle esperienze vissute. Il 29 gennaio cade l’anniversario della morte del magistrato Emilio Alessandrini, originario di Penne, uomo abruzzese assassinato da un commando di terroristi soltanto per aver svolto con onestà e competenza il proprio lavoro di magistrato della Repubblica italiana. L’omicidio colpisce l’opinione pubblica: Alessandrini è uno dei magistrati più stimati del Tribunale di Milano. Nel corso della sua carriera si è occupato delle inchieste più scottanti: quelle sul terrorismo, sugli scandali finanziari legati al Banco Ambrosiano, sui servizi segreti deviati ma soprattutto quella sulla “madre di tutte le stragi”, l’attentato alla sede della Banca Nazionale dell’Agricoltura di Piazza Fontana a Milano, il 12 dicembre 1969. Le vicende della storia si intrecciano sempre con le storie personali di ciascuno e vi è un filo conduttore tra l’ambiente e gli esseri che lo abitano. La commemorazione richiede simboli che trasformano, talvolta, persone normali in eroi. Ciò è necessario affinché il presente, diventato Storia, entri a far parte della memoria collettiva. In questo senso si comprende bene l’espressione metaforica “Io ti vedo” che si scambiano i Na’vi di Avatar: vedo che tu esisti, che io non sono l’universo intero, come istintivamente sono portato a credere. E dunque ti rispetto, cerco di trovare con te un’armonia accettandoti per quello che sei. Insomma, riconosco in te una comune “memoria collettiva”.
Matteo Tresca
(Presidente del Consiglio Comunale di Penne)
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