| Criteri d’ordinamento e d’inventariazione
All’inizio degli anni
novanta l’archivio del Comune di Penne versava in un desolante stato di precarietà. Il fondo documentale era frazionato
tra il caveau della
Banca di Credito Cooperativo di Castiglione Messer Raimondo e Pianella
per motivi di sicurezza, il Museo Civico Diocesano di Penne e la
sede municipale. Se i locali della banca e del museo potevano essere
considerati idonei alla conservazione dei manoscritti e delle pergamene,
i locali comunali destinati ad archivio, all’interno dell’ex convento
di S. Domenico, erano umidi e fatiscenti e dall’accesso indiscriminato. Nel
1995 il personale della cooperativa “Archivi e Cultura” ha eseguito il trasferimento
della documentazione dai locali del municipio nella sede attuale,
in via C. De Caesaris n. 18. In seguito, nel 2001, anche i registri
sette-ottocenteschi, ancora depositati presso il Museo Civico Diocesano,
hanno trovato la loro collocazione nell’edificio adibito ad archivio
storico della Città. In questo modo, si sono potute intensificare
le operazioni di schedatura, ordinamento ed inventariazione analitici. Il
primo problema è stato
quello di individuare segnature archivistiche di ordinamenti precedenti
per poter ricostituire l’archivio originario secondo il “metodo
storico”. Per i documenti del
periodo preunitario1, rivelatasi l’impossibilità di
utilizzare un ordinamento ante litteram del
cinquecento molto incompleto, quello del 1756 ed il successivo
del 1841 – 1842, perché parziali e senza alcun ordine cronologico
o apparentemente logico, se ne è dovuto creare uno ex
novo. La disposizione seriale creata ha preso in considerazione gli ordinamenti
archivistici d’antico regime effettuati in altri comuni del Mezzogiorno
d’Italia e, soprattutto, della particolare struttura
del regimento di Penne. Il
fondo archivistico, per il periodo preunitario, è stato scandito secondo la cesura
istituzionale data dalle riforme attuate dai francesi e conservate
dal restaurato re Borbone. Sono state create tredici serie per
l’antico regime, nove per il periodo successivo, e tredici sottoserie.
All’interno delle serie e delle sottoserie le unità sono state
ordinate cronologicamente. Le pergamene sono state disposte all’inizio
dell'inventario sotto la dizione “Diplomatico” (1.1), in quanto
custodite da tempo in luogo distinto e in modo separato dalla documentazione
cartacea; anche queste sono state numerate progressivamente
in ordine cronologico. I “Codici” comprendono sia la copia della
raccolta degli statuti cittadini eseguita nel 1548, il “Catena”;
sia la raccolta delle trascrizioni di privilegi di immunità e
di concessioni di papi, imperatori,
re e altri accordati alla Chiesa e all’Universitas di Penne e conservati in vari archivi, il “Salconio”. È,
inoltre, utile specificare che le residue carte della Corte civile
non hanno dato vita ad un archivio aggregato ma sono state considerate
parte integrante dell’archivio dell’Universitas.
Infatti, il giudice era uno degli organi di essa e con il camerlengo
ed i consiglieri, costituiva il reggimento cittadino. Si è ritenuto opportuno non suddividere eccessivamente il
materiale cartaceo sciolto creando serie arbitrarie: per questo
motivo i documenti di natura fiscale formano una sottoserie (1.9.2)
mentre un’altra comprende il registro dell’erario, ultimo superstite
di una presumibile serie più numerosa in passato. Inoltre la corrispondenza
in arrivo, vale a dire le lettere dei personaggi delle case de
Medici e Farnese sono state riunite insieme e conservate con l’unico
registro degli ordini circolari, anch’esso ultimo di una presumibile
serie andata perduta. Infine si è pensato di creare la serie “documenti
di varia provenienza”; si tratta di documenti di emissione e di
provenienza diverse, in particolare di “argomento” ecclesiastico
la cui presenza in un archivio laico è alquanto singolare. In
altri casi, invece, si è potuto accertare con sicurezza l’interdipendenza (il c.d.
vincolo archivistico) di documenti, apparentemente estranei all’ archivio
municipale, perché pur essi di natura ecclesiastica, con altri,
in particolare con quelli relativi alle vicende giudiziarie legate
alla lunga vertenza tra Penne ed Atri per la “preminenza” tra le
due Chiese. La
documentazione ottocentesca del periodo francese e della restaurazione,
nella sua scarna consistenza
dovuta alle molteplici dispersioni, può dare soltanto un’idea approssimativa
dell’archivio al tempo. In
alcuni casi si è scelto
di andare oltre il limite temporale dettato dal periodo postunitario:
nella “Beneficenza” (11.8) sono presenti sia il registro dei “Maritaggi
del Comune di Penne” degli anni 1831-1899 sia quello successivo
del 1899-1910: quest’ultimo, unico del periodo postunitario, sarebbe
stato totalmente isolato in tale archivio senza alcuna connessione
con altri della stessa tipologia. In maniera analoga si è operato
per alcuni disegni, della seconda metà dell’Ottocento, schedati
insieme con il fascicolo, l’unico, riguardante il “Fonte Ventino”.
Nell’ordinamento
della parte postunitaria, sono state individuate, in primo luogo,
le
serie dei registri e la serie del carteggio.
I
registri si articolano in 25 serie, fra cui
i registri deliberativi del Consiglio comunale, della Giunta
municipale e del podestà;
i registri contabili, i ruoli dei tributi comunali e gli inventari
dei beni mobili e immobili; le liste di leva, i ruoli matricolari,
i registri di popolazione, i registri delle emigrazioni e delle
immigrazioni e i registri diversi. In quest’ultima serie sono state
specificate delle sottoserie riconducibili alle materie amministrative
proposte dalla circolare “Astengo”, in cui sono confluiti i registri
e alcuni schedari, che pur testimoniando l’attività dell’ente produttore,
non ne riferiscono la struttura fondamentale.
Per
il carteggio amministrativo, dal 1861 al 1964, è stato accertato l’uso
di tre titolari principali,
grazie agli elementi emersi dallo studio dei protocolli della corrispondenza,
della rubrica del protocollo (1884 – 1886) e delle note archivistiche
individuate sui documenti, sui dorsi e/o nei frontespizi delle
condizionature. Si è , tuttavia, consapevoli di una maggiore frammentarietà d’interventi. Per
gli atti prodotti o ricevuti dall’Ente dal 1861 al 1875 non sono state rilevate tracce
di ordinamenti archivistici, per cui sono state ipotizzate alcune
serie e sottoserie sulla scorta dei pochi fascicoli superstiti.
Durante l’operazione di definizione delle serie si è ritenuto opportuno
fare riferimento allo schema di titolario proposto per gli
atti degli archivi comunali ante 1897, quando non esista una struttura
di classificazione archivistica originaria o non sia ricostruibile,
in C. SALVATI, Orientamenti archivistici,
Napoli, 1979: si sono ottenute cinque serie e otto categorie. Il
primo titolario contiene le unità archivistiche del carteggio amministrativo comunale dal
1876 al 1885. Questo è stato ricostruito in seguito ad uno studio
attento della “rubrica del protocollo 1884” e della classificazione
archivistica degli atti presente nei protocolli della corrispondenza dal 1876 al 1885. Facendo un
esame comparato fra la classificazione dei fascicoli riportati
nella rubrica del protocollo con il titolo originario e le segnature
presenti nei registri della corrispondenza dello stesso periodo,
nonché con gli oggetti dei fascicoli e con le segnature archivistiche
dei documenti residuali si sono ricavate cinque serie e settantaquattro
categorie. Sempre
nella rubrica del protocollo, dopo la parte riservata al 1884-1885,
si nota il
tentativo di comporre un titolario (il secondo) con l’attribuzione
di diciture specifiche alle serie e alle categorie. L’esperienza,
purtroppo, s’interrompe alla serie prima, categoria sesta. Tuttavia,
sempre con l’ausilio dei riferimenti archivistici presenti nelle
fonti documentali dal 1886 al 1897, è stato possibile ricostruire
l’intero titolario formato da sette serie e trentasette categorie.
Infine, l’ultimo titolario è costituito dalle XV categorie della
nota circolare “Astengo”. Infatti, il Comune di Penne applicò già dal
1898 le norme per la classificazione dei documenti emanate con
la circolare del Ministero dell’interno dell’1 marzo 1897 n. 17.100-2. Durante
l’elaborazione
dell’inventario postunitario, si è cercato di rispettare la segnatura
originaria degli atti disponendo le unità archivistiche secondo
i titolari ricostruiti. Tuttavia, in alcuni casi le stesse “pratiche” erano
state oggetto di diversi interventi di classificazione. In questo
caso, si è scelto di prediligere la classificazione archivistica
più consona all’economia dell’ordinamento della serie del carteggio,
facendo riferimento a valutazioni precise compiute dagli ordinatori.
A volte, si è dovuto optare per l’unica segnatura superstite o
a limite attribuire una classificazione ex novo. Nella struttura
dell’inventario sono state riportate solo le serie e le categorie
di cui sono rimaste delle testimonianze documentali in archivio.
Si segnala, inoltre, che in alcuni casi gli estremi cronologici
dei fascicoli hanno superato le cesure temporali desunte dalla
ricostruzione dei diversi ordinamenti. L’inventario postunitario è stato
strutturato in serie aperte per quanto riguarda i registri e il
carteggio dal 1898 al 1964: in questo caso, la numerazione archivistica
riprende dal n. 1 per ogni serie o sottoserie dei registri
e per ogni classe del carteggio. Nel carteggio dal 1862
al 1897 le unità archivistiche presentano un numero di corda consecutivo,
considerato che questa parte non sarà implementata da altra produzione
documentale. La descrizione delle unità considera: -
titolo completo originario o coevo all’uso effettivo dell’unità, riportato tra virgolette
adattando le lettere maiuscole all’uso moderno; in mancanza del
titolo, se ne è tentata una ricostruzione sulla scorta di pezzi
simili della stessa serie; -
data cronica secondo il computo moderno e, ove presente, topica
per i documenti singoli
sciolti; estremi cronologici iniziali e finali per le unità complesse
come registri, volumi e fascicoli. Per i documenti medievali in
originale, in ogni caso, si riportano tutti gli elementi cronologici,
per quelli di età moderna solo nei casi in cui si riscontrano difformità tra
di essi tali da richiedere discussione critica in un’apposita nota.
Si è provato a datare i documenti totalmente privi di dati cronici,
come i memoriali, note, ecc., in base a motivazioni di cui si dà conto
in nota: in caso di datazione non certa e compresa tra estremi
distanti tra loro si tiene presente la data più recente per l’ordine
cronologico; -
contenuto riassunto in forma concisa nonché contenuto di eventuali
inserti e allegati; in coda sono indicati: nome del notaio, valore
diplomatico del
pezzo, ulteriori copie, presenza di rubriche, indici o tabule; -
definizione archivistica (registro, volume, fascicolo, unità documentaria, pacco, scatola
schedari, piante e disegni), tipo di legatura e supporto, numerazione
(originaria, posteriore o recente con indicazione di eventuali
lacune (il supporto e la numerazione delle carte sono stati specificati
solo per l’archivio preunitario); non vengono segnalate le carte
bianche. Si precisa che, in presenza di più esemplari o di un originale
e di copie, si danno in successione le carte di ciascun pezzo,
separate da un punto e virgola); - indicazione dello
stato di conservazione e della lingua (nella parte preunitaria),
di eventuali numerazioni antiche e del codice di classificazione.
I nomi delle istituzioni sono sempre con lettera iniziale maiuscola.
1 Per
lo studio degli ordinamenti identificati nell’archivio preunitario
cfr. F. MOTTOLA, Archivio Storico del Comune di Penne. Periodo
preunitario (secc. XII-XIX), Inventario, L’Aquila, Libreria Colacchi,
2002.
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